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Secondo un nuovo studio europeo commissionato da CA Technologies, diffuso a poche ore dall’entrata in vigore della PSD2 prevista per il 13 gennaio, solo il 50% delle banche italiane ritiene di poter essere conforme ai requisiti minimi della PSD2 entro i tempi previsti

Le banche italiane adottano sempre più un’ottica strategica che vede la PSD2 come opportunità d’innovazione nel lungo periodo, anche se le difficoltà nell’individuare le competenze specifiche, i vincoli di budget e le sfide tecnologiche e di sicurezza rischiano di rallentarne l’adozione

Basiglio, 12 gennaio 2018 – Secondo il nuovo studio “PSD2: a strategic game-changer with a long-term impact”, diffuso oggi da CA Technologies (NASDAQ: CA), solo il 50% delle banche italiane ritiene di riuscire a ottemperare ai requisiti minimi della PSD2 entro i tempi previsti. L’indagine, condotta dalla società Finextra su oltre 200 operatori di 89 banche in 14 Paesi in Europa, è stata realizzata con l’obiettivo di capire quanto il mercato europeo sia pronto per l’entrata in vigore della PSD2, il 13 gennaio 2018.
Nonostante un’apparente mancanza di preparazione, il 96% delle banche italiane che hanno partecipato allo studio – 10% in più rispetto alla media europea – dichiara di essere molto/abbastanza d’accordo sul fatto che la PSD2 costituisca un’opportunità per innovare, differenziarsi e creare nuovi prodotti e servizi. Circa l’86% sarebbe anche abbastanza/molto orientato a individuare nella clientela il punto di partenza di tale cambiamento.

Le disposizioni contenute nella direttiva dell’Unione Europea sui pagamenti elettronici (Payment Services Directive 2 – PSD2) forniscono un impianto normativo per i pagamenti digitali effettuati in ambito europeo allo scopo di stimolare l’innovazione e la trasparenza in tutto il mercato europeo dei pagamenti, rafforzando anche la sicurezza dei pagamenti su Internet e l’accesso ai conti bancari. La scadenza per il recepimento della PSD2 da parte dei governi nazionali è stata fissata al 13 gennaio 2018.

“Anche se molte banche italiane hanno in progetto di limitarsi in prima istanza a soddisfare i requisiti minimi della PSD2, esse partono dal presupposto che, nel lungo periodo, tale normativa sarà foriera di nuove aperture e innovazioni nell’attività bancaria,” ha dichiarato Fabrizio Tittarelli, CTO di CA Technologies Italia. “Per sfruttare questa opportunità, le banche italiane devono adottare un’ottica strategica al fine di svecchiare le proprie architetture applicative, stringere nuove partnership collaborative, accelerare l’open banking e introdurre innovazioni più snelle nei pagamenti digitali – a prescindere dallo stadio di maturità in cui versano dal punto di vista della PSD2”.

La PSD2 come volano strategico per l’innovazione – e non solo come obbligo di legge

La ricerca mostra come le banche italiane stiano trattando la PSD2 come fattore strategico per il cambiamento a lungo termine. Solo il 21% degli istituti del nostro Paese è pienamente convinto che la PSD2 sia principalmente un obbligo normativo, mentre il 68% – 10% in più rispetto alla media europea – ritiene che la piena osservanza di questa direttiva andrebbe a centrare un obiettivo strategico. Questa tendenza è confermata dal fatto che il 92% dei soggetti intervistati ha dichiarato che nel proprio istituto la funzione aziendale addetta alla ‘Digital Transformation’ è responsabile o comunque coinvolta nell’attuazione della PSD2, a riprova della natura trasformativa del cambiamento rappresentato dalla PSD2 e della presa d’atto da parte delle banche che l’innovazione nel settore dei pagamenti è parte integrante della strategia digitale.

In Italia le banche stanno anche adottando l’approccio sperimentale chiamato ‘fail fast’ – essenziale per l’innovazione. Secondo i risultati dello studio, il 36% delle organizzazioni italiane, contro il 17% della Germania e il 30% della Francia, avrebbe già implementato uno o più servizi ispirati alla PSD2 e circa il 14% avrebbe optato per una metodologia Agile nel lavoro preparatorio alla nuova direttiva. Questa impostazione permette alle banche italiane di rilanciare l’innovazione, creare nuovi servizi customer-facing e adattarsi gradualmente al consolidamento delle norme, sviluppando in tal modo la capacità di erogare rapidamente nuovi servizi bancari sotto forma di ‘software factory’ ripetibile.

Misure intraprese dalle banche per una piena attuazione della direttiva PSD2

Per quanto riguarda i modelli di business previsti per la conformità alla direttiva PSD2, i due più ‘gettonati’ sono il modello dell’AISP[1] (Account Information Service Provider) e il modello del PISP[2] (Payment Initiation Service Provider): l’86% degli intervistati intenderebbe adottare il primo (11% in più della media europea) e l’81% il secondo (15% in più della media europea).

Secondo quanto rivelato dalla ricerca di Finextra, sarebbe la tecnologia la chiave per il successo di una strategia orientata alla PSD2: l’83% delle banche italiane è infatti molto o abbastanza convinto di dover acquisire nuove tecnologie per risultare vincente nell’attuazione della PSD2 e dell’open banking. Inoltre, in quanto a reperire soluzioni tecnologiche a supporto delle implementazioni della nuova direttiva, quasi tre quarti degli intervistati avrebbe espresso il desiderio di trattare con un fornitore unico (‘one-stop-shop’).

Sarebbero una priorità anche le API (Application Programming Interface) che collegano i processi software. Circa il 28% delle banche ha infatti collocato le API al primo o secondo posto in ordine d’importanza come strumento per consentire ai clienti di richiedere prodotti, mentre il 21% si è espresso a favore della creazione di ecosistemi orientati ai clienti insieme ai partner Fintech.

Rimangono ancora alcune criticità nell’attuazione della PSD2

Oltre tre quarti delle banche italiane (79%) si dichiara molto/abbastanza d’accordo sul fatto che l’attuazione della PSD2 presenti alcune sfide impegnative, tra le quali la mancanza di competenze specifiche, i vincoli di budget, i problemi tecnologici, la presenza di sistemi legacy e i rischi legati alla sicurezza.

Nonostante solo l’11% delle banche italiane abbia forti difficoltà a giustificare gli investimenti finalizzati al raggiungimento della conformità alla PSD2, il 50% – 13% in più della media europea e 24% sopra il dato relativo alla Francia – non ritiene che la clientela sia pronta per l’open banking. Ciò spiegherebbe anche perché il 78% delle banche sia molto/abbastanza orientato a rassegnarsi a un periodo minimo di due anni per rientrare dai relativi investimenti.

Minacce alla futura competitività delle banche

Nel periodo post-PSD2, il 44% delle banche italiane ritiene che la minaccia più grande per la loro attività proverrà dai cosiddetti GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple). Questa percezione spiegherebbe l’approccio misurato finora adottato dalle banche nei confronti della compliance: la sfida lanciata da questi giganti delle tecnologie di consumo è destinata sicuramente a evolversi ma nel breve termine non costituirebbe ancora un pericolo diretto.

Poco più di un quarto (26%) delle banche italiane interpellate in questa ricerca è del parere che la principale minaccia legata alla PSD2 verrebbe dagli altri operatori bancari tradizionali, i cui punti di forza sarebbero proprio la gestione delle relazioni con la clientela e i dati relativi ai clienti. Tutto questo spiega anche l’attenzione delle banche intervistate verso i modelli di business focalizzati sui processi di payment initiation e payment aggregation, in quanto prevedono di subire attacchi non solo da nuovi attori ma anche da player di lungo corso.

Circa il 14% delle banche italiane ritiene che la minaccia più temibile nella nuova arena competitiva creata dalla PSD2 sia rappresentata dai nuovi digital challenger bancari, organizzazioni che si trovano di fatto in una posizione unica per cavalcare le opportunità della direttiva PSD2, essendo più agili e non vincolate dalle applicazioni legacy che appesantiscono i loro rivali già affermati. I cambiamenti richiesti dalla PSD2, concepiti allo scopo di incoraggiare una maggiore concorrenza nel settore, saranno per loro più facili da applicare, esattamente come l’adozione delle API.

“La dialettica fra le banche europee sta evolvendosi da uno scenario di semplice concorrenza verso nuove opportunità di collaborazione e partnership,” conclude Tittarelli. “CA Technologies ha già iniziato a lavorare con le banche per porre le basi di future collaborazioni. Le nostre soluzioni di API Management consentono agli istituti finanziari di connettere gli aggregatori TPP ai loro sistemi, mentre le nostre soluzioni di security offrono la strong authentication e la sicurezza dei pagamenti imposte dalla PSD2 per la validazione degli utenti e delle operazioni bancarie.”

Metodologia di ricerca

L’indagine, realizzata coinvolgendo oltre 200 operatori professionisti di 89 banche in Europa è stata sponsorizzata da CA Technologies e condotta dagli analisti di Finextra nei mesi di giugno e luglio 2017. I soggetti intervistati provenivano da 14 Paesi europei: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia. Per informazioni particolareggiate sulla metodologia di ricerca, consultare lo studio “PSD2: a strategic game-changer with a long-term impact”.

Press Contacts

Mariateresa Faregna

Responsabile Relazioni Esterne
CA Technologies
Telefono: +39-02-90464-739

A PROPOSITO DI CA TECHNOLOGIES

CA Technologies (NASDAQ: CA) sviluppa soluzioni software che promuovono la trasformazione digitale nelle aziende, aiutandole a cogliere le opportunità dell’economia delle applicazioni. Il software costituisce il cuore di ogni impresa, a prescindere dal settore. Che si tratti di pianificazione, sviluppo, gestione e/o sicurezza, CA collabora con aziende di tutto il mondo per trasformare il modo in cui si vive, si lavora e si comunica in qualsiasi tipo di ambiente — mobile, cloud (pubblico e privato), distribuito e mainframe. Per ulteriori informazioni si prega di visitare il sito all’indirizzo www.ca.com/it.

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