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Cosa farai da grande? Una ricerca CA Technologies rivela: le scelte universitarie e lavorative sono ancora troppo influenzate da pregiudizi, deficit di competenze e Gender Gap

Solo il 12% delle studentesse intervistate è indirizzato dalla famiglia verso una formazione tecnico scientifica L’orientamento nella scelta del percorso universitario non tiene sufficientemente in considerazione la reale domanda di competenze da parte del mercato. Alcune delle professioni con maggiori prospettive nel futuro risultano quasi sconosciute a oltre il 50% degli studenti

Milano, 3 luglio 2018 - Gli esami di maturità stanno per concludersi e, archiviate le prove scritte, oltre 500mila maturandi affrontano in questi giorni gli orali, ultimo scoglio da superare prima di conseguire il diploma. È proprio in questa fase che i ragazzi iniziano a interrogarsi sulle proprie scelte future, sia dal punto di vista della formazione scolastica sia della professione che potranno intraprendere.

Una scelta difficile perché spesso ostacolata da pregiudizi radicati e non supportata da una reale conoscenza delle competenze che sarà necessario acquisire per essere competitivi nel mondo del lavoro. Questo quello che emerge dall’ultima edizione della ricerca “Innovazione al femminile: tecnologia, cultura umanistica e creatività - Il futuro è STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts and Math” promossa da CA Technologies insieme a Netconsulting e Sodalitas, su 210 ragazzi delle scuole superiori di Milano e Roma tra i 14 e i 18 anni.
La ricerca mostra come alcuni pregiudizi e stereotipi di genere, infatti, siano radicati fin dall’adolescenza.

Se il 57% delle studentesse si sente portato verso lo studio della lingua italiana e il 60% verso lo studio delle lingue straniere, solo il 28% di esse ritiene che i propri punti di forza siano la matematica e le scienze e addirittura solo il 14% si sente portato per la fisica e la chimica.

A tali pregiudizi nell’analisi delle propensioni individuali corrisponde una forte influenza della famiglia che tende a rafforzare gli stereotipi nella scelta del percorso di studi. Sebbene, infatti, il 70% dei ragazzi e il 59% delle ragazze affermino di non essere influenzati dai genitori nella scelta del percorso, il 23% delle studentesse dichiara di essere indirizzato dalla famiglia verso una formazione umanistica (contro solo il 6% dei ragazzi) e solo al 12% di esse viene suggerito un percorso di studi STEM (rispetto al 21% dei ragazzi).

Risultati in linea con quanto emerso a livello di scuola superiore si ritrovano nei dati relativi all’orientamento universitario: solo il 30% delle ragazze ha intenzione di intraprendere un corso di laurea STEM, contro il 53% dei ragazzi. Inoltre, le ragazze che propendono per una scelta tecnico-scientifica si indirizzano soprattutto verso Medicina (88%, contro il 12% dei maschi) e Chimica (58% contro 42%), dimostrando scarso interesse per facoltà come Fisica (30%), Informatica (33%), Matematica (36%) e Ingegneria (39%), preferite dai ragazzi con percentuali anche più che doppie.

La scuola resta per tutti un punto di riferimento fondamentale nella scelta formativa e professionale, come dichiara oltre il 50% degli studenti che ritiene che gli insegnanti li stiano indirizzando verso il percorso di studi e lavoro più in linea con le proprie capacità, dati che tendono a scontrarsi con la visione che i ragazzi hanno invece dell’alternanza scuola-lavoro, giudicata dal 20% degli intervistati come un’esperienza tendenzialmente ininfluente ai fini dell’orientamento.

“In termini di orientamento, la scuola aiuta gli studenti a valorizzare le proprie capacità, ma occorre pensare a nuove formule di partnership tra scuola e imprese in grado di valorizzare le competenze che saranno loro richieste e, parallelamente, fare crescere consapevolezza delle reali opportunità di lavoro”, commenta Daniela Avignolo, Direttore HR, CA Technologies. “Purtroppo solo il 20% degli studenti intervistati ha affermato di essere stato indirizzato verso il percorso di studi più in continuità con quello attuale e al tempo stesso con la reale offerta di lavoro disponibile sul mercato. Questo è un dato sul quale riflettere”.

Chi sceglie il lavoro

In uno scenario che vedrà entro il 2020 un deficit di circa 800.000 risorse con competenze tecnologiche, le opportunità offerte dagli ambiti STEM sono spesso sottovalutate o ritenute poco interessanti dalle studentesse. Mentre il 66% dei ragazzi è interessato a un’occupazione nel mondo della tecnologia, solo il 35 % delle giovani intervistate, infatti, dichiara altrettanto.

In termini di interesse verso i diversi ambiti aziendali, è la divisione dei Sistemi Informativi a risultare i meno attrattiva, con solo il 2% delle ragazze e il 6% dei ragazzi intervistati che prevede una futura occupazione all’interno di questa funzione organizzativa.

Se da una parte i ragazzi concordano sull’importanza delle competenze digitali ai fini delle future prospettive di occupazione (fondamentali per il 31% delle ragazze e per il 34% dei ragazzi, e molto importanti per il 58% delle ragazze e il 59% dei ragazzi), nella ricerca emerge con altrettanta evidenza un livello di conoscenza delle tecnologie più innovative mediamente molto basso o superficiale tra gli studenti, in ambiti quali l’Internet delle Cose, i Big Data o il cloud computing.

Inoltre, i ragazzi guardano ancora con preoccupazione i cambiamenti in atto. A loro avviso, infatti, la tecnologia contribuirà a far scomparire professioni “a basso valore” e ripetitive/alienanti (ne è abbastanza o molto convito l’80% di essi) ma l’impatto che le tecnologie digitali potranno generare sull’occupazione del futuro è ancora interpretato nei suoi aspetti negativi: il 74% del campione ritiene infatti che le tecnologie digitali potranno sostituire l’uomo in alcune professioni, con ripercussioni negative anche sulle relazioni umane (64%). Anche in questo contesto la scuola e le aziende dovranno promuovere un impegno comune per fare chiarezza e dare fiducia ai giovani, sviluppando una maggiore conoscenza e cultura sulle nuove possibilità professionali abilitate dalla tecnologia.
“Oggi solo il 44% della popolazione adulta in Europa possiede skill digitali di base*, competenze che entro il 2020 saranno richieste per il 90% delle posizioni lavorative”, aggiunge Daniela Avignolo. “Inoltre, i settori a più elevato contenuto tecnologico saranno proprio quelli destinati a offrire le maggiori opportunità di impiego. Per questo motivo, la conoscenza delle nuove tecnologie sarà sempre più fondamentale per cogliere le occasioni legate alle nuove professioni create dall’economia digitale”.

Le competenze e le professioni del futuro

La ricerca è stata condotta in parallelo anche su un campione di 110 intervistati tra Responsabili delle Risorse Umane e Direttori dei Sistemi Informativi di aziende italiane che hanno identificato tra le figure professionali che saranno più richieste e verso le quali i giovani dovrebbero orientarsi quelle del Cyber Security Expert, Digital Strategist / Information Officer, il Data Protection Officer, il Big Data Engineer e il Data Scientist a pari merito con il Cloud Computing Engineer.

Anche rispetto a queste nuove professioni digitali il livello di conoscenza dei ragazzi risulta estremamente limitato. Ad eccezione del Cyber Security Expert e dell’esperto di Intelligenza Artificiale/Robotica, le figure professionali del futuro risultano quasi sconosciute a oltre il 50% del campione di studenti.

Guardando alle professioni del futuro, è quindi vero che è preferibile scegliere un percorso puramente scientifico? In realtà lo scenario è più complesso: la ricerca ha evidenziato come, soprattutto nelle aree del digitale, in futuro si tenderà ad affiancare a profili tecnici con competenze STEM specifiche anche alcuni dei profili umanistici: negli ambiti della Cyber Security, dei Big Data, del Cloud Computing e di altre tecnologie innovative, quali l’intelligenza artificiale e la robotica, saranno infatti richiesti, sebbene in numero minore, anche laureati in filosofia, sociologia, antropologia, psicologia, economia, architettura e design.

Per le aziende è già chiaro che si andrà in questa direzione e oltre l’80% del campione dei Responsabili Risorse Umane e Sistemi Informativi lo ritiene certo o comunque molto probabile, perché per sviluppare Innovazione è necessario coniugare skill umanistiche e scientifiche all’interno di team di lavoro multidisciplinari. Concorda con questa visione anche l’82% degli studenti.

Questa commistione, che si può riassumere con l’acronimo STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts & Mathematics), rappresenterà una grande opportunità soprattutto per le ragazze che potranno considerare gli ambiti tecnico-scientifici come nuove strade in grado di enfatizzare anche percorsi scolastici tradizionali e interessi eterogenei.

Competenze trasversali, quindi, come il pensiero laterale, la visione d’insieme e l’attitudine al problem solving (una skill tradizionalmente ritenuta “al femminile” e attribuita dai Responsabili delle risorse umane alle ragazze nel 60% dei casi) si riveleranno elementi imprescindibili, la chiave del successo in un contesto di lavoro sempre più dinamico.

Risorse

Infografica Le professioni digitali del futuro

*European Commision - Digital Economy and Society Index Report 2018 - Human Capital

Press Contacts

Mariateresa Faregna

Responsabile Relazioni Esterne
CA Technologies
Telefono: +39-02-90464-739

A PROPOSITO DI CA TECHNOLOGIES

CA Technologies (NASDAQ: CA) sviluppa soluzioni software che promuovono la trasformazione digitale nelle aziende, aiutandole a cogliere le opportunità dell’economia delle applicazioni. Il software costituisce il cuore di ogni impresa, a prescindere dal settore. Che si tratti di pianificazione, sviluppo, gestione e/o sicurezza, CA collabora con aziende di tutto il mondo per trasformare il modo in cui si vive, si lavora e si comunica in qualsiasi tipo di ambiente — mobile, cloud (pubblico e privato), distribuito e mainframe. Per ulteriori informazioni si prega di visitare il sito all’indirizzo www.ca.com/it.

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